AGLIO, Il partito che non c'è
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Un blog di politica "virtuale, possibile e impossibile" a più mani... perchè è bello parlare e credere che "un mondo migliore sia davvero possibile"...


martedì, marzo 30, 2004

PIU' PIL PER TUTTI

caro cavaliere, non si preoccupi per il rilancio del PIL, il 2004 sarà un anno d'oro secondo il suo sitema.

Infatti... quest'anno c'è stato un giorno in più di lavoro in quanto bisestile, ( anche se il 29 è caduto di domenica!), un giorno in più in quanto il 25 aprile cadrà di domenica, un giorno in più perchè il 1°maggio cadrà di sabato, un giorno in più perchè il 15 agosto cadrà di domenica, un giorno in più perchè il 25 dicembre, Natale, cadrà di sabato, insomma, con le opportune mediazioni per quest'anno secondo i suoi calcoli avremo un PIL superiore di almeno l' 1,5%.

Se non proprio l'Italia almeno San Gregorio è con lei.

postato da Operaomnia | 09:15 | commenti (2)

domenica, marzo 28, 2004

PROSSIMAMENTE !

I FETENTI " IN CARRIOLA" VANNO IN LIBRERIA

A MAGGIO SONO IN LIBRERIA CON UNA RACCOLTA DI MIEI RACCONTI NOIR ....

ACCATTATAVILLE!

QUESTA E' LA BOZZA DELLA COPERTINA !

SUL SITO DELL'EDITORE E' IN COSTRUZIONE UNA MIA PAGINA ! CLICCA QUI!

postato da mianonnaincarriola | 23:29 | commenti (2)

IO SONO NAPOLEONE!

Grande show di Berlusconi oggi a Cernobbio al forum della Confcommercio. Il pubblico esilarato dalla raffica di battute a tutto campo! Due anziane signore stroncate dalle risate. (Purtroppo, tranne la storia delle signore morte, è tutto vero! Leggete www.corriere.it)

SPEZZARE LE RENI AGLI ITALIANI SCANSAFATICHE - "Ci sono molte festività in eccesso, dovremo far lavorare di più gli italiani. Qualche giorno di lavoro in più produrrà un benefico effetto sul prodotto interno lordo dell'Italia. [...] ci sono molte festività in eccesso, sappiamo che un ponte in meno produce un incremento sensibile sul PIL. Sono andato in Cina e ho notato che c'era molto fervore: grattacieli, negozi. Con un funzionario sono andato a fare un giro e mi ha detto: "Qui si lavora sette giorni alla settimana, per 12 ore al giorno, non ci sono i sindacati".

TASSE: "CIÒ CHE RISPARMIO LO DARÒ IN BENEFICENZA" - "Confermo l'intenzione di portare l'Irpef al 33%. Diranno che lo faccio per me, ma io dico che tutto quello che risparmierò con le tasse lo darò in beneficienza".

ITALIA PARADISO FISCALE PER I MORIBONDI - Berlusconi scherza sull'abolizione della tassa sulle successioni: "Avevo in mente uno slogan bellissimo: "Morire in Italia è conveniente". Ma è uno slogan che credo non funzioni".

LE SPARO PIU' GROSSE DI TUTTI - "L'Italia è riuscita a restare a posto con i conti pubblici".

A CHE SERVE L'OPPOSIZIONE? - La maggioranza approverà una nuova legge elettorale per le politiche introducendo un premio di maggioranza, ha annunciato Berlusconi.

BLOG RADUNO! (Roma, 3 aprile ore 19, piazza Sant'Eustachio, bar "Non solo bevi")





postato da benvolio | 21:08 | commenti

mercoledì, marzo 24, 2004

LA VITA SOTTO SADDAM, GLI AMERICANI, LA LIBERTA'.
UN BLOGGER IRACHENO SCRIVE AI PACIFISTI.

da http://iraqthemodel.blogspot.com/archives/2004_03_01_iraqthemodel_archive.html#107989200023123916

Quando ho visto le manifestazioni pacifiste che si sono svolte in numerosi paesi del mondo in occasione dell’anniversario della guerra contro Saddam, non ho potuto fare a meno di pensare, ancora una volta: perché fanno una cosa simile?

Ci sono state un paio di dimostrazioni, molto più piccole, anche in Iraq (alcune centinaia di persone, con alla testa dei fanatici religiosi, di cui nessuno può dire se non fossero lì soltanto per gli avidi occhi dei media), ossia il paese che i pacifisti sarebbero scesi in piazza per difendere.

Ho avuto molte difficoltà a capire perché i pacifisti volevano impedire questa guerra, e ora ne ho ancora di più a capire perché vogliano impedire alla Coalizione guidata dagli Usa di dare il proprio aiuto per la ricostruzione e la democratizzazione dell’Iraq. Sono certo che qualcuno era stato pagato per manifestare, e qualcun altro semplicemente ingannato; ma questo ragionamento non può essere esteso a tutti i pacifisti, che ho sempre ritenuto persone buone, con un grande senso di umanità, abbastanza oneste per non farsi corrompere e abbastanza intelligenti per non lasciarsi ingannare.

La risposta a questa domanda si è fatta più chiara mano a mano che il tempo e gli eventi hanno rivelato buona parte di ciò che, a prima vista, era per me difficile da comprendere dal luogo in cui vivo. Il modo in cui la maggior parte dei pacifisti ha reagito a questi eventi ha fornito gli anelli mancanti. Continuo a pensare che siano persone buone e intelligenti, ma non posso più dire che siano oneste. Mi dispiace, amici miei, in quanto proprio l’onestà era il vostro punto più forte, o almeno così voi pensavate; però, se mi lascerete viaggiare attraverso la vostra coscienza e avrete la pazienza e la modestia di seguirmi in questo viaggio (che è esattamente ciò che ci si aspetta dalla gente onesta), potremo forse giungere ad un accordo oppure a ridefinire i termini del nostro disaccordo, il che, io penso, andrà a vantaggio di tutti. Non c’è nemmeno bisogno di dire che avete il diritto di fare la stessa cosa con me, e io sono pronto ad andare fino in fondo.

Allora: perché dovrei giudicarvi così severamente, e quali sono le mie prove? Per cominciare, anch’io, come tutti, penso che la guerra sia un modo detestabile e spesso disastroso per risolvere i conflitti, ma sono pure convinto che tutti noi siamo d’accordo sul fatto che in certi casi è l’unica soluzione possibile. Questo ci permette di restringere il campo del nostro dibattito a quest’ultima guerra contro Saddam e forse ad altre che saranno presto combattute nella lotta contro il terrorismo. Ritengo che se due nazioni, per risolvere i loro dissensi, invece di ricorrere alla diplomazia, decidessero di dichiararsi guerra, saremmo entrambi contro questa guerra, a meno che voi crediate che la maggioranza di noi appoggi questa guerra per soddisfare la propria sete di sangue.

Vediamo dunque per quale motivo voi (i veri pacifisti) vi opponete a questa guerra.

Penso che quasi tutti siano d’accordo sul fatto che quando parliamo dei “veri pacifisti” ci riferiamo a coloro che vivono nel mondo libero, dato che i popoli del Terzo Mondo sono o disinteressati e impegnati a sfamare i propri bambini e a trovare un tetto per la propria famiglia, mentre allo stesso tempo cercano di tenersi il più alla larga possibile dai tiranni che controllano il loro destino, cosa che può spingerli a seguire l’atteggiamento del governo, oppure sono guidati dal fanatismo religioso, e, nel mondo arabo, probabilmente anche dal nazionalismo arabo, a schierarsi contro questa guerra.

 

La differenza fra noi e voi

La pace è ciò per cui costoro (i veri pacifisti) stanno combattendo e non ci può essere obiettivo più nobile di questo. Ma, posso fare una domanda: in che mondo vivete?

Una domanda sciocca e irrilevante? Non credo proprio. Quale genere di pace state cercando? La vostra, o quella del mondo?

Pensate davvero che sia un mondo così bello e pacifico che a nessuno deve essere permesso di toccarlo? Veramente, che domanda sciocca ho fatto! Certo che lo è! Voglio dire, alcuni di voi non hanno sentito uno sparo da anni e anni a questa parte, e qualcuno vive in paesi che non hanno combattuto una guerra da oltre un secolo. La vostra vita non è stata certamente facilissima, ma avete mai avuto paura che i vostri figli potessero morire di fame? O avete mai vissuto con il terrore che, nel mezzo della notte, qualcuno sfondi con un calcio la tua porta di casa e si porti via un tuo parente? E, cosa ancora peggiore – ma che a voi non sembra così importante – avete mai dovuto piegare la vostra testa senza mai sollevare gli occhi da terra per paura di incontrare quelli di un uomo della sicurezza, che potrebbe vedervi uno sguardo di sfida? Oh, mio Dio! Ecco, che continuo a fare domande stupide! Perché, naturalmente, per voi tutto questo non conta nulla; perché, se sentiste veramente che spaventosa umiliazione rappresenta tutto questo per l’anima sacra di ognuna delle creature di Dio, non sareste rimasti così pazientemente ad aspettare che le sanzioni avessero effetto e che gli ispettori finissero il loro lavoro. Ma naturalmente non conta nulla, e sapete perché? Semplicemente perché non è capitato a voi. E’ capitato ad altri, che vivono lontanissimi, è così a voi sembra meno reale, tanto che potete facilmente buttarlo dietro le vostre spalle quando vi mettete a discutere di guerra, e mostrarvi improvvisamente preoccupati per come gli americani ci stanno trattando.

Voglio dirvi una cosa: gli americani non ci stanno “trattando” in alcun modo; ci stanno aiutando, proteggendo, istruendo, amando e stanno stringendo amicizia con noi. E’ una cosa difficile da digerire per voi, lo so, perché vi fa sembrare cattivi a voi stessi; ma non è poi così difficile come sembra, visto che tutti facciamo errori, e spesso molto grandi, e non è mai troppo tardi per riconoscere di essersi sbagliati.

Sono forse così stupido e ingenuo da pensare che cambierete idea? No, perché credo ancora che siete persone buone, ed è su questo che conto quando dico che ho speranza in voi e non vi considererò mai come dei nemici. Pensate soltanto un’altra volta a tutto il dolore e le sofferenze che affliggono questo mondo; ma questa volta, immaginatevi a raccogliere le ossa dei vostri figli e dei vostri fratelli da una sepoltura di massa, dopo averne perse le tracce per venti o trenta anni, e sapendo che non sono morti in pace. No, sono morti torturati, stuprati e trattati come animali, costretti a chiedere in ginocchio di ricevere un colpo di pistola alla testa. Pensate a questo e poi provate a spiegare perché vi opponete a questa guerra. Al mio vicino, ad esempio, che sta ancora cercando la fossa comune in cui sono stati gettati i suoi due figli, portatigli via ventuno anni fa, quando frequentavano ancora l’università, e senza sapere per quale motivo. Provate a spiegarlo ad un altro mio vicino, che aveva convinto il fratello, il quale aveva disertato l’esercito al tempo della guerra con l’Iran, a ritornare sfruttando il perdono presidenziale che era stato annunciato in tv e sui giornali, soltanto per vederlo il giorno dopo chiuso in una bara con la scritta “traditore”, e con l’ordine di non celebrare alcun funerale. Poi, due settimane dopo, ricevette una lettera in cui si diceva che il fratello era stato ucciso per errore, ed era concesso di celebrare i funerali!

Potrei continuare a parlare e raccontare per mesi e anni, e ci sono storie ancora più spaventose, ma il mio cuore non può sopportare il ricordo di tanto dolore. Spero che voi abbiate un cuore più saldo quando cercherete di spiegare a queste persone che vi siete opposti alla loro liberazione perché convinti che i vostri leader politici vi avevano mentito sulle ragioni per entrare in guerra. Provate a spiegargli che la colpa era dell’America e non di Saddam, e che per questo vi siete opposti quando l’America ha deciso di toglierlo di mezzo e di dare libertà e pace al popolo iracheno. Ecco un’altra volta la mia sciocca domanda: dove vivete? Dato che noi, che appoggiamo questa guerra contro la dittatura e il terrorismo, viviamo in questo mondo, questo brutto mondo che noi stiamo cercando di cambiare e che voi invece state cercando di mantenere nel suo stato di sempre. Dunque: in che mondo vivete?

 

Ali, iraqthemodel.blogspot.com

(traduzione di Aldo Piccato)





postato da LeonardoArturoVincenzo | 21:47 | commenti

martedì, marzo 23, 2004

Perché non riuscì la scommessa della «Voce»
(da Corriere.it)

Axell


postato da officine | 14:54 | commenti

sabato, marzo 20, 2004

LA VERGOGNOSA VIOLENZA DEI PACIFISTI

Ipocriti i disobbedienti in piazza oggi a Roma. Impediscono a chi non si dichiara comunista di sfilare, minacciano schiaffoni "pacifisti" ai membri del centrodestra, picchiano persino i DS. E intanto predicano la pace. Ci mancava solo che tenessero in mano il libretto rosso di MAO e invocassero i campi di rieducazione cambogiana.

Mi sembra una VERGOGNA invocare la pace facendo la guerra. Mi sembra una vergogna che io, ragazzo di destra ma CONTRARIO ALLA GUERRA IN IRAQ E A OGNI FORMA DI VIOLENZA, ho oggi solo 2 scelte: O SFILARE SOTTO BANDIERE CON FALCE E MARTELLO E FACCE DI CHE GUEVARA (RINNEGANDO LE MIE IDEE) O STARMENE A CASA (RINUNCIANDO AD ESPRIMERE LE MIE OPINIONI).

Spero che questa gente non governi mai il nostro paese, altrimenti sarà la fine della libertà. Mi hanno portando al punto di dire: "MEGLIO BERLUSCONI". E io lo odio Berlusconi....

Per inciso. Io sono per il RITIRO GRADUALE dei nostri soldati. Andarsene subito, come invocano i populisti rossi, significa consegnare l'IRAQ al caos, alla criminalità, alla violenza, alla mafia, alle multinazionali, alla guerra civile, al terrorismo islamico estremista.

postato da benvolio | 20:13 | commenti (1)

AGLIO ANTICO (DEL 1954) 

 

postato da mianonnaincarriola | 20:12 | commenti

BELLO SPETTACOLO DEI DISOBBEDIENTI OGGI IN PIAZZA A ROMA. DAVVERO UNA BELLA LEZIONE DI DEMOCRAZIA.

postato da benvolio | 20:11 | commenti

RISPOSTA AD UN COMMENTO

rispondo al commento rilasciato al mio post precedente...NO ALLA GUERRA!

questo il commento...

Classico esempio di occidentale d'oggi. "Si! voglio fare le cose di tutti i giorni, mangiare, dormire, amare, tutto senza doverne rendere conto a chi mi chiede... perchè! L'unico perchè è ...che rispetto gli altri e quindi me stesso!" TRADUZIONE POLITICA: c'ho il culo parato, perchè fortunatamente sono nato in Italia, una democrazia, dove il governo non sarà poi granchè ma io in realtà ho tutte le libertà che voglio. Pertanto mi faccio i cazzi miei, ostento buonismo a larga mano e non mi frega un cazzo di chi mangiare dormire amare non lo può fare liberamente, lui sarà nato sfigato suddito di Saddam o di chi altro. Ma cazzi suoi. Io voglio la MIA pace. Eterna. Intellettuale.

questa la risposta...

WoW! Commentone! peccato che lei gentile signore faccia parte di quella folta schiera di coloro che chiedono "perchè" e in genere lo chiedono per scoprire che il perchè che sentono non è il loro e allora si accaniscono contro "il diverso". La gente comune non vuole mangiare, dormire e amare per raggiungere un ideale, ma perchè la vita è queste cose semplici e per queste cose semplici vale la pena viverla. Tutto questo non significa fregarsene degli altri, anzi, il rispetto per gli altri obbliga a pensare e anche a  sacrificare la propria libertà. Il rispetto non è forma, è sostanza! E' democrazia, è coscienza e conoscenza. Mi spiace deluderla, ma se tanto è vero che sono un occidentale tanto è vero che non sono un incivile e non sto certo a raccontarle quanto posso aver fatto per gli altri, lei l'ha già negato a priori criticando senza conoscere, chiedendomi quel tipo di "perchè" che io rifiuto...

ah...per concludere con ironia...non sono nato in Italia!

postato da Operaomnia | 19:35 | commenti (11)

NO ALLA GUERRA!
postato da Operaomnia | 13:21 | commenti (3)

venerdì, marzo 19, 2004

Il filosofo francese sostiene in un pamphlet le ragioni dell’intervento in Iraq, «un atto di responsabilità delle democrazie»

L’Occidente pacifista nemico di se stesso

di ANDRÉ GLUCKSMANN

Tesi del 10 settembre: le guerre sono antidiluviane, il tempo lavora a favore dei pazienti e dei prudenti; la pace, la legge e l'ordine innanzitutto, la libertà seguirà. Tesi dell'11 settembre: il tempo è impazzito, bisogna avere il coraggio di pensare: la libertà innanzitutto, la pace (con difficoltà) seguirà.
Unita contro «l'avventurismo americano», l'opinione mondiale o ritenuta tale ha brandito le evidenze del 10 settembre che amalgamano le abitudini della guerra fredda e le illusioni del decennio che segue. Fino a che si contrapponevano due blocchi, un'implicita regola del gioco lasciava a entrambe le parti il compito di governare i propri membri e le loro condizioni di vita, fossero anche infernali.
Certo, l'Est e l'Ovest s'imbalsamavano a vicenda e ostentavano le loro inconciliabili definizioni di libertà - private o collettive, formali o reali, concrete o utopiche, presenti o future -, ma il «mondo libero» e il «campo socialista» erano d'accordo nel riservare questa disputa alla propaganda. La libertà rimaneva una questione interna a ciascuno dei blocchi, mentre la pace - le frontiere, i livelli di armamento, i conflitti latenti o in atto - era quasi l'unico oggetto dei confronti e dei negoziati fra i blocchi.
Lungi dall'annacquare il primato di una ricerca incondizionata della pace, l'ottimismo post Guerra fredda lo ha cristallizzato. Industriale, nucleare o anticoloniale, la guerra del XX secolo lasciava la scena alla sua mutazione terroristica che da Vukovar a Sarajevo, da Algeri a Kigali, da Kabul a Grozny preoccupava poco. La libertà parve più che mai figlia della nostra pace post-storica. Il tempo è con noi: lottare per la pace è lottare per la libertà. La tranquillità alberga in noi: lottare per la libertà è prima di tutto lottare per la pace. Errore! Queste lezioni della Guerra fredda erano troppo parziali per essere vere. Si dimenticava la crudele ripartizione del mondo. Si trascurava la lotta dei dissidenti, la rivolta degli operai polacchi, l'amore per la libertà che animava le insurrezioni a Berlino, Budapest, Danzica, Praga, ripetute fino all'implosione finale. Ci si ostinava a credere che contasse solo la pace e il che «resto» - la libertà, l'uguaglianza e la fraternità - sarebbe seguito.
Momento di verità, l'11 settembre 2001 inverte i fattori. La libertà non è il semplice prodotto interno delle paci esterne. La libertà diventa un imperativo internazionale, il perno della coesistenza dei popoli nell'era del terrorismo senza frontiere. Quando, nel 1991, Milosevic diede inizio alle sue avventure omicide, tutti i grandi dell'Europa occidentale credettero che con apertura di credito e un cospicuo aiuto economico sarebbe stato facile riportare l'uomo di Belgrado a una ragione moderata e irenica: la pace e il denaro piuttosto che la guerra e la distruzione! Milosevic la pensava diversamente.
È un'illusione ingannevole pensare che conviene aspettare, che il lungo termine lavora per la democrazia, che una provvidenza garantisce l'avvenire nel nome di Dio, del Mercato e del Progresso sociale. Una simile chimera tiene lontani dalle sventure del mondo: dato che sono effimere e remote sono senza importanza. Senza importanza vent'anni di guerra in Afghanistan; senza importanza la sorte delle donne afghane; senza importanza le sofferenze della popolazione cecena; senza importanza il fatto che sarebbero bastati cinquemila soldati per evitare lo sterminio di un milione di tutsi; senza importanza la scomparsa appena nominata di due, tre milioni di persone in Congo; senza importanza i duecentomila uccisi nel cuore dell'Europa in dieci anni. Senza importanza in virtù della nostra pace. Prendere sul serio la caduta delle Twin Towers è constatare che nel deserto afghano e nelle grotte di Tora Bora si decide una parte del destino di New York. Ecco quello che induce a una rivoluzione mentale e mette a disagio le abitudini confortevoli e ovattate di più generazioni occidentali che hanno trascorso giorni felici sotto i benevoli ombrelloni della dissuasione nucleare.
I dissidenti iracheni fanno notare da parecchio tempo che l'arma principale di distruzione di massa di Saddam è Saddam stesso. La fine della Guerra fredda ha permesso simultaneamente l'affermazione di democratici come Vaclav Havel e l'emancipazione di dittatori come Milosevic & Co. In Africa, in Asia, in Europa, il disgelo ha funzionato nei due sensi. I combattenti della libertà si sono sentiti le ali addosso. I despoti si sono dati libertà d'azione. Questi capi senza fede né legge minacciano il loro popolo e, a seconda dei loro mezzi, i popoli vicini: il terrorismo è una malattia tanto più contagiosa quanto più gli esecutori si danno da fare per diffonderla e inocularla.
La forza d'urto che esplode nel dopo Guerra fredda genera un doppio terrore: interno, contro le proprie truppe; esterno, nella prospettiva di sottomettere con il ricatto i popoli vicini e lontani. Così il terrorista islamico, un esempio fra i tanti, sgozza i suoi fratelli musulmani in primo luogo, per estendere in seguito la sua riprovazione, la sua jihad , al mondo intero; passa santamente dall'esecuzione dell'apostata all'assassinio del miscredente.(...)
La traduzione «Stato canaglia» per l'americano «Rogue State» non avrà influito poco sull'emotività degli «antiguerra». Manca la sfumatura dell'uomo nero e brutale, difetta la nota di disprezzo che invece veicola l'espressione anglosassone: triviale, ignobile mascalzone, altro che delinquente di buona qualità. Tenere a bada una «canaglia» è un lavoro da poliziotti, lo Stato non ne è responsabile, con il rischio che i cittadini discutano all’infinito del dosaggio giusto di repressione e prevenzione. Uno Stato canaglia appare di primo acchito un ossimoro, una contraddizione in termini. Di conseguenza, ci si preoccupa meno della canaglia che dell'arroganza del poliziotto americano, questo soggetto al di sopra degli Stati, che pretende di prenderli tutti per la collottola. Il presunto delitto è interpretato con l'aiuto della batteria di concetti che definiscono un fatto di cronaca ordinaria, le canaglie operano in mezzo alla strada dove chiunque si improvvisa consigliere pedagogico, avvocato, protettore dell'infanzia traviata, esercito delle salvezza, raddrizzatore dei torti. Il dibattito è interminabile e si presta a incessanti capovolgimenti. La Francia, che al momento delle elezioni aveva optato per la sicurezza delle sue periferie, chiedendo più polizia e pene più pesanti, si è rifatta seduta stante spandendo la propria mansuetudine e tolleranza ai danni delle periferie del mondo.


Cultura





















postato da LeonardoArturoVincenzo | 17:10 | commenti (1)

KOSSOVO VERGOGNA DIMENTICATA

100 morti in due giorni di scontri inter-etnici. Eppure è bassa l'attenzione per il Kossovo, figlioccio dimenticato della politica anti-serba adottata dalla Nato alla fine degli anni '90. Un paese liberato dall'oppressione serba, ci hanno detto, anche se nessuno si fida di dare una reale autonomia alla maggioranza albanese. E intanto la regione langue, pronta ad esplodere.  Vediamo quali sono i nodi:

1) esiste un FOLLE progetto per la "Grande Albania", stato che dovrebbe nascere dall'unione di Albania, Kossovo e parte della Macedonia (dove gli albanesi sono più del 40%). Nessuno sfondo nazionalistico, ma solo la volontà di creare una vasta zona franca nel cuore strategico dei Balcani di fatto governata da varie mafie;

2) la NATO non ha mai avuto una reale politica per il Kossovo. L'obiettivo primario era creare una testa di ponte USA ai confini di una Unione Europea che a fine anni '90 si candidava ad essere una nuova superpotenza economica, politica e mondiale. Quella superpotenza non è mai nata e non nascerà tanto presto. E gli USA non hanno più interesse a controllarla da vicino;

3) gli albanesi del Kossovo sono musulmani e nei Balcani, sin dai tempi della Bosnia (primi anni '90) operano vari gruppi integralisti. Gli scontri di questi giorni hanno un collegamento con i fatti di Madrid?

La questione è molto complessa e non scendo in ulteriori dettagli. Dico solo che il Kossovo è la nostra vergogna dimenticata. Ce ne ricordiamo solo perchè ogni tanto qualche nostro nostri soldato torna a morire in Italia di Leucemia a causa degli effetti dei proiettili USA all'uranio impoverito (a questo proposito, quanti kossovari sono stati sterminati dalle polveri di Uranio?)

WINSTON, MINISTRO-OMBRA DI AGLIO

postato da benvolio | 12:52 | commenti

giovedì, marzo 18, 2004

L'elezzione der Presidente
Trilussa
 
Un giorno tutti quanti l’animali
sottomessi ar lavoro
decisero d’elegge un Presidente
che je guardasse l’interessi loro.
C’era la Società de li Majali,
la Società der Toro,
er Circolo der Basto e de la Soma,
la Lega indipendente
fra li Somari residenti a Roma;
e poi la Fratellanza
de li Gatti soriani, de li Cani,
de li Cavalli senza vetturini,
la Lega fra le Vacche, Bovi e affini…
Tutti pijorno parte all’adunanza.
Un Somarello, che pe’ l’ambizzione
de fasse elegge s’era messo addosso
la pelle d’un leone,
disse: - Bestie elettore, io so’ commosso:
la civirtà, la libbertà, er progresso…
ecco er vero programma che ciò io,
ch’è l’istesso der popolo! Per cui
voterete compatti er nome mio. -
Defatti venne eletto proprio lui.
Er Somaro, contento, fece un rajo,
e allora solo er popolo bestione
s’accorse de lo sbajo
d’avé pijato un ciuccio p’un leone!
- Miffarolo! - Imbrojone! - Buvattaro!
- Ho pijato possesso:
- disse allora er Somaro - e nu’ la pianto
nemmanco se morite d’accidente.
Peggio pe’ voi che me ciavete messo!
Silenzio! e rispettate er Presidente!
postato da LeonardoArturoVincenzo | 21:48 | commenti (1)

Caso Sofri: affossato il pdl Boato
La Camera dei deputati ha soppresso il punto centrale della proposta di legge Boato in tema di grazia che dava la possibilità al Presidente della Repubblica di concederla autonomamente senza attendere la proposta motivata da parte del ministro della Giustizia. Il risultato, che di fatto ha stravolto e affossato il testo, è stato accolto dai rappresentanti del centrodestra da un lungo applauso. Si allontana dunque la grazia per Adriano Sofri.
Dopo il voto l'opposizione ha lasciato l'Aula decisa a non votare un provvedimento che, come ha sottolineato lo stesso Boato, riporterebbe tutto indietro "al Codice Rocco". Il deputato della Margherita Ermete Realacci ha ritirato il nome dalla proposta di legge. E anche Marco Boato ha abbandonato l'emiciclo.

Fassino: "Destra forcaiola"

"E' prevalso il vero volto della destra, il volto forcaiolo, liberticida e vendicativo che anzichè cercare di esaminare la legge nelle sue finalità vere ha fatto prevalere il suo spirito fazioso". Lo dichiara Piero Fassino commentando la bocciatura del pdl Boato che,. di fatto, restituisce al ministro della Giustizia la concessione della grazia.

Ce': "Lega soddisfatta"
La Lega Nord ha accolto con soddisfazione il voto. "Fin dall'inizio -dice il capogruppo Alessandro Ce'- siamo stati convinti che non fosse opportuno modificare lo spirito della Costituzione. Sarebbe stato meglio non iniziare affatto questo percorso legislativo: avremmo fatto risparmiare tempo al Parlamento...".

Applausi da Alleanza Nazionale
I deputati di An si sono alzati in piedi per applaudire l'affossamento della proposta Boato. Il coordinatore Ignazio La Russa, entrato in Aula cinque minuti prima della soppressione del comma che dava al capo dello Stato il potere autonomo di concedere la grazia, e ha guidato i deputati di An in questa loro azione di contrasto contro la proposta di legge.

Non sempre, ma stavolta sono daccordo con la votazione, Sofri è in carcere, ed è lì che deve rimanere.










postato da Magoo | 12:10 | commenti (6)

Caso Sofri: affossato il pdl Boato
La Camera dei deputati ha soppresso il punto centrale della proposta di legge Boato in tema di grazia che dava la possibilità al Presidente della Repubblica di concederla autonomamente senza attendere la proposta motivata da parte del ministro della Giustizia. Il risultato, che di fatto ha stravolto e affossato il testo, è stato accolto dai rappresentanti del centrodestra da un lungo applauso. Si allontana dunque la grazia per Adriano Sofri.
Dopo il voto l'opposizione ha lasciato l'Aula decisa a non votare un provvedimento che, come ha sottolineato lo stesso Boato, riporterebbe tutto indietro "al Codice Rocco". Il deputato della Margherita Ermete Realacci ha ritirato il nome dalla proposta di legge. E anche Marco Boato ha abbandonato l'emiciclo.

Fassino: "Destra forcaiola"

"E' prevalso il vero volto della destra, il volto forcaiolo, liberticida e vendicativo che anzichè cercare di esaminare la legge nelle sue finalità vere ha fatto prevalere il suo spirito fazioso". Lo dichiara Piero Fassino commentando la bocciatura del pdl Boato che,. di fatto, restituisce al ministro della Giustizia la concessione della grazia.

Ce': "Lega soddisfatta"
La Lega Nord ha accolto con soddisfazione il voto. "Fin dall'inizio -dice il capogruppo Alessandro Ce'- siamo stati convinti che non fosse opportuno modificare lo spirito della Costituzione. Sarebbe stato meglio non iniziare affatto questo percorso legislativo: avremmo fatto risparmiare tempo al Parlamento...".

Applausi da Alleanza Nazionale
I deputati di An si sono alzati in piedi per applaudire l'affossamento della proposta Boato. Il coordinatore Ignazio La Russa, entrato in Aula cinque minuti prima della soppressione del comma che dava al capo dello Stato il potere autonomo di concedere la grazia, e ha guidato i deputati di An in questa loro azione di contrasto contro la proposta di legge.

Non sempre, ma stavolta sono daccordo con la votazione, Sofri è in carcere, ed è lì che deve rimanere.










postato da Magoo | 12:08 | commenti

mercoledì, marzo 17, 2004

Occasioni perdute

Pare che il nostro Premier, ieri sera, abbia attribuito all'ETA la responsabilità dell'attentato di Madrid... E' stato disinformato?Vuole credere al suo amico Aznar anche se non c'è più nulla in cui credere? Voleva spiegare agli spagnoli che non hanno capito niente e che, quindi, anche le elezioni vanno annullate perchè inficiate da un errore? Non so cosa pensare, non capisco se la confusione è nella mia testa o in quella di qualcun altro che - in ogni caso - secondo me continua a perdere occasioni buone per non parlare

postato da quatermass | 14:13 | commenti (3)

martedì, marzo 16, 2004

Raccontare la paura dopo l’11 settembre

Il tragico attentato ai treni di Madrid insegna che si cade in errore nel pensare che tanto più un evento sia sconvolgente e spettacolare, tanto più facile sia raccontarlo. Negli ultimi 2 anni e mezzo, i mass media hanno in vario modo sperimentato la difficoltà di individuare la formula giusta per "mettere in scena" davanti all’opinione pubblica un fatto al tempo stesso spaventoso e affascinante come un attentato terroristico. Il disagio è stato grande soprattutto nel caso della televisione, il medium che fonda la sua potenza narrativa sulla forza e sull’immediatezza dell’immagine e che più degli altri si è trovata alle prese con la fatica di proporre rappresentazioni efficaci dei terribili eventi di morte e distruzione che si sono succeduti a partire dalla data fatidica dell’11 settembre 2001. Il nucleo nel problema è nella natura stessa dell’attentato alle torri gemelle, un evento anomalo e straordinario non solo nella sua tremenda portata distruttiva, ma anche e soprattutto nel suo carattere mediatico. E’ lecito pensare che gli stessi autori dell’atto l’abbiano concepito "a tavolino" per ottenere la massima audience di pubblico e il massimo impatto sull’immaginario e sulle paure collettive. Il crollo delle twin towers crea uno straordinario corto circuito tra stereotipi immaginativi già sedimentati nella cultura mediatica del mondo occidentale (si rabbrividisce nello scoprire che la scena è descritta in modo paurosamente simile in Fight Club, un film del 1999, a sua volta ispirato ad un libro best seller del 1997) e una totale ridefinizione degli schemi cognitivi di interpretazione del reale, o meglio del "possibile". Due palazzi di 110 piani si sbriciolano avvizzendo su se stessi come fossero fatti di gesso. Un avvenimento di tale portata era al tempo stesso temuto e ritenuto impossibile. Eppure è accaduto, suscitando negli attoniti spettatori l’esperienza kantiana del "sublime". Sublime è lo spettacolo che affascina e terrorizza al tempo stesso, senza rappresentare un pericolo di morte immediata per colui che guarda. Gli spettatori televisivi, comodamente seduti in poltrona e senza rischiare nulla direttamente, hanno visto cadere le torri sperimentando una forma di eccitazione collettiva per la grandezza dell’evento e un terrore profondo per la possibilità di essere coinvolti prima o poi in un evento analogo di morte e devastazione. L’attentato dell’11 settembre ha lo stesso potenziale spettacolare di un disaster-movie, ma contiene in nuce l’orrore e l’angoscia della possibile riproducibilità nella normale realtà quotidiana di ognuno di noi. Un tale effetto è raggiunto anche perché l’avvenimento è concentrato nel tempo e nello spazio, quasi obbedisse ai canoni della tragedia aristotelica: si esaurisce in poche ore, in un unico luogo, all’interno di un perimetro ristretto. Assume così un carattere "esemplare", nel senso che tutti possono vederlo, comprenderlo e derivarne una lezione, in modo semplice e senza mediazioni di sorta.. Con le twin towers è stato quindi fissato una sorta di standard, anche mediatico, del terrore. Uno standard che condiziona, inevitabilmente, i modi per raccontare e far comprende re un attentato terroristico. Se guardiamo alla tragedia di Madrid, è facile capire come la possibilità di rispettare tale standard non sussista. L’evento non avviene in un unico luogo, ma in più luoghi corrispondenti alle stazioni e alle tratte ferroviarie coinvolte; si svolge in contesti dispersivi, come sono appunto le zone ferroviarie, con il loro dedalo di binari e infrastrutture; coinvolge un mezzo, il treno, difficile da rinchiudere nell’occhio della telecamera perché si sviluppa orizzontalmente (mentre le tecnologie grandangolari consentivano interessanti ed efficaci tecniche di riduzione della verticalità dei grattacieli di Manhattan); malgrado tutto si svolga nell’arco di meno di mezz’ora, l’unità di tempo è rotta dalla scansione temporale delle esplosioni, ognuna delle quali diventa un micro-evento. Di fronte a tale complessità, la televisione ha cercato di adottare una tecnica narrativa centrata sulle persone, sulla sofferenza dei corpi e sul dolore degli animi. La spettacolarità dell’evento nella sua interezza è stata sacrificata alla necessità di renderlo comprensibile riducendolo allo schema "banalizzante" ma drammaticamente familiare dell’esibizione dei morti e dei feriti. Tale compromesso è stato accettato a malincuore dalla televisione che, non a caso, si è poi subito gettata sullo spettacolo potente e suggestivo delle imponenti manifestazioni di piazza. Solo nella visione straordinaria di una folla di inconcepibili dimensioni lo spettatore televisivo ha potuto cogliere, seppur di sfuggita, il sublime dell’evento madrileno.

postato da benvolio | 09:36 | commenti

lunedì, marzo 15, 2004

Vittoria?

Vittoria. tragico sapore

peggiore di molte sconfitte

quando mostra il suo volto la storia :

un popolo immerso nel sangue

Perchè solo il popolo muore?

trafitto da un lungo pugnale

senza manico:

solo due lame

che passano da cuore a cuore.

l'hanno fatto forgiare i sovrani

di ogni reame

"un pugnale dall'alto destino"

hanno mentito.

non era fatto per la vittoria

ma per il fraticidio ,

in nome del loro potere

denaro e gloria.

postato da malacarne | 14:35 | commenti (1)

domenica, marzo 14, 2004

CHE VERGOGNA AZNAR

DARE LA COLPA AI BASCHI PER SALVARE IL CULO AL TUO PARTITO

postato da benvolio | 14:48 | commenti (2)

SU CESARE BATTISTI

Mi sono informato su questo tizio, questo presunto "partigiano" che negli anni '70 lottava contro la dittatura che governava l'Italia (come è noto a tutti, negli anni '70 in Italia c'era la dittatura). Mi sono fatto delle idee su di lui e ho maturato la lucida convinzione che debba essere estradato in Italia e punito, anzi esemplarmente punito. Ecco perchè:

1) ha ucciso 4 persone. Due erano commercianti, "colpevoli" di essersi difesi con le armi da rapine. E' deprecabile che un commerciante si improvvisi pistolero: ma la punizione dell'eccesso di legittima difesa era compito dello Stato. Non di un giustiziere che in nome del proletariato uccise due poveri cristi. Che cazzo c'entrano i rapinatori con la rivoluzione proletaria? Battisti aveva preso, ai suoi tempi, la strada dei peggiori folli ideologi avulsi dalla realtà e rinchiusi in una missione e in una visione del mondo senza senso.

2) in un momento in cui il terrorismo si riaffaccia prepotente e arrogante (vedi Spagna, vedi nuove BR) è tanto + importante garantire un principio sacro della legge: la certezza della punizione, anche ad anni di distanza. Quale altro deterrente avremmo, altrimenti a difesa della nostra società?

3) Violante (Luciano Violante, signori, dei DS, signori) dice una cosa giusta: "Battisti è fuggito. Punirlo è doveroso anche nei confronti dei terroristi che, a differenza di lui, hanno scontato interamente la loro pena"

4) a chi dice: "Battisti si è riabilitato con una condotta esemplare in Francia", rispondo che la condotta esemplare doveva averla prima, nel suo paese, e che fare il bravo cittadino non è un'eccezione da lodare, ma una normalità da pretendere. Dovremmo perdonarlo solo perchè si è goduto la vita facendosi i fatti suoi per 30 anni?

5) Battisti non è capace (ho letto tante sue interviste) di assumersi colpe o a dispiacersi umanamente delle vittime (cosa che invece riesce a fare addirittura un fosco e sinistro figuro come Zorzi, il neofascista latitante della strage di Piazza Fontana). Metterei il ghigno lurido di alterigia e superbia di Battisti davanti ai familiari delle vittime, che dopo 30 anni ancora si dannano, e al povero ragazzo (il figlio di una vittima ferito dalla pistola di Battisti) che per colpa sua da 30 anni è in carrozzella.

Ecco cosa penso. Ma è solo la mia opinione.

postato da benvolio | 14:47 | commenti (4)

venerdì, marzo 12, 2004

Strage in Spagna.
Mi faccio risentire su Aglio in un momento di dolore.
Io oggi sono in lutto e prego anche voi di aderire e di mandare con me un pensiero al popolo spagnolo.
Hola.
Axellweb



postato da officine | 12:29 | commenti (1)

giovedì, marzo 11, 2004

FRANCIA, TERRA DI VINO FORMAGGIO E BRIGATISTI

 

http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=PRIMA_PAGINA&doc=BIAN 

 

E questo altro non è che un breve riassunto di una vicenda spinosa quanto disgustosa, farcita da dichiarazioni che un assassino come il battisti (non il cantante) rilascia impunemente additando l'italia come un paese ove vige il fascismo e chiedendo di riesumare la richiesta d'indulto, io sarei tentato, per queli come lui, di riesumare qualche vecchia ma efficacissima ghigliottina.

postato da Magoo | 16:27 | commenti (3)

lunedì, marzo 08, 2004

BENZINA OLTRE 1,1 EURO AL LITRO

E' ora! Adesso tutti giù i pantaloni, giratevi e piegatevi. C'è rimasto solo da dare il culo.

WINSTON

postato da benvolio | 18:23 | commenti (3)

8 marzo 2004
Dedicato a Rachel Corrie

Ciao Rachel,/
ho visto il tuo sorriso e ho ascoltato la tua voce/ tra le mimose in fiore./

Rachel Corrie, 23 anni, attivista statunitense, è stata assassinata il 16 marzo 2003, schiacciata da una ruspa israeliana. Rachel tentava di evitare che la ruspa demolisse l'abitazione di un medico palestinese nella Striscia di Gaza.
Nelle sue ultime lettere racconta ai familiari la Palestina che ha conosciuto partecipando alle azioni dell'International Solidarity Movement.






postato da Pattinando | 16:45 | commenti (2)

Non capisco una cosa, mi appare l'opzione per cancellare o aggiornare i post di mia nonna in cariola, nn dovrebbe esser possibile, dovrei poterlo fare solo con i miei post o erro? se qualcuna sa spiegarmi il perchè sono stra super curiosa....

Colgo l'occasione per salutarvi tutti.

 

postato da Birba | 16:21 | commenti (4)

giovedì, marzo 04, 2004

Black-Out Polesano

Poche parole per ricordare che anche oggi alcune famiglie fra le provincie di Rovigo, Padova e Ferrara sono prove di energia elettrica, da sabato scorso. Una brutta nevicata, senza dubbio, ma qualcuno ha chiesto come mai in montagna cose simili non succedono. I tecnici dell'enel (o come si chiama adesso la società che gestisce le linee elettriche) sono al lavoro... ma pare abbiano cartine stadali vecchie per cui hanno enormi difficoltà a trovare l'esatta ubicazione dei pali rotti. Le sedi locali di partiti politici di maggioranza e opposizione offrono assistenza legale ai cittadini danneggiati ma c'è da chiedersi dov'erano quando la moda della privatizzazione e della new-economy impegnava l'enel in operazioni finanziarie e in call-center invece che pensare ai cavi della luce, quando in nome della delocalizzazione si sono chiuse le sedi locali, quando si è fatto outsourcing liquidando il fardello antipatico della manutenzione. Ieri Michele Serra, sull'amaca pubblicata da Repubblica,molto giustamente si chiedeva se è possibile pensare ai grandi progetti quando non si è in grado di risolvere la quotidianità. Evidentemente è possibile, è stato facile e viene fatto di continuo: grandi politici vogliono grandi problemi (grandi appalti, grandi riforme, grandi guerre) e nessuna risposta viene alle piccole quotidiane richieste dei cittadini.

postato da quatermass | 18:48 | commenti (3)

mercoledì, marzo 03, 2004

Festìval

Ci si chiedeva, un tempo, se a San Remo ci sarebbe stata o meno buona musica. Capitava che talvolta ci fosse, altre volte se ne riscontrava l'assenza e su questa assenza si poteva, eventualmente, costruire un dibattito tra la critica musicale e l'analisi sociologica.
Quei tempi sono andati. Forse perchè si dà per scontata l'assenza di buona musica, il tema dibattito preventivo era se ci sarebbe stata o no la telefonata del Premier. I toni andavano dal serio al faceto, non si sapeva fino a che punto poteva spingersi l'onnipresenza del Capo, ragionevolmente si dubitava della possibilità che il Presidente di una società calcistica avesse qualcosa da dire anche come ex-cantante e attuale paroliere. Tutto sommato, però, non ci si credeva pur temendo che gli argini fossero definitivamente crollati.
Ieri sera, prima dell'inizio dello spettacolo, il TG2 ha letto la dichiarazione di un portavoce del Premier che ha escluso l'intenzione di quest'ultimo di telefonare a San Remo. Dunque non era solo una boutade! La possibilità c'era ed era, dunque, concreta. Il suo mancato esercizio è stata una libera scelta del Premier, la cui assenza pesa ora come un macigno sull'intera manifestazione, ben più della mancanza ormai usuale di qualche buona canzonetta.
Excusatio non petita....




postato da quatermass | 13:34 | commenti (2)

martedì, marzo 02, 2004

Ri-Telekom

Solo per puntualizzare... Quando erano in voga le rivelazioni del ConteIgor il fuoco di fila del Polo pretendeva le teste dei politici di centrosinistra "rei" di avere sicuramente percepito tangenti. Man mano che l'affare si sgonfiava i medesimi polisti hanno cominciato a denunciare le responsabilità politiche dell'affare-telekom. Ora, a testimoni "bruciati", Trantino & Co insistono a dire che bisogna andare avanti per fare chiarezza sullo sperpero di denaro pubblico, cioè sull'acquisto sbagliato, oltre che sul finanziamento improprio dato a Miloscevic. Tutto ciò malgrado lo statuto della Commissione escluda indagini sulla politica estera del Governo Italiano e senza mai ricordare che la politica di avvicinamento a Miloscevic è iniziata durante il governo Belusconi-1, che l'acquisto della Telekom è avvenuto dopo l'accordo di Dayton (quando la Serbia era in fase di riabilitazione internanzionale) e che la vendita della partecipazione (con la definitiva accettazione della perdita) è avvenuta di recente, già in pieno Berlusconi-2.
Tutto il polverone su Tortellino-Cigogna-Ranocchio ha fatto perdere di vista tre cose:
1) l'operazione Telekom-Serbia ha fatto perdere soldi alla "nostra" Telecom che, però, nel frattempo ha realizzato bene con altri investimenti esteri, tanto che i guadagni superano ampiamente le perdite. Da ciò capiamo che nella gestione delle imprese pubbliche (in questo caso ormai ex-pubbliche) ha avuto molta, e forse troppa, importanza la parte finanziaria. Ciò è giusto?
2) non è chiaro (nessuno l'ha spiegato) quanto e se la perdita causata da TelekomSerbia ha influito sulla valutazione per la privatizzazione. Chi ha realmente pagato e a favore di chi?
3) sembra assodato che, anche se le tangenti non sono tornate in Italia, sicuramente qualcuno si è prodigato per portarle in Serbia e, in qualche modo, qualcuno ha cacciato i soldi... chi e come?
Mi viene un dubbio: e se tutto fosse servito per stornare l'attenzione da questi punti?






postato da quatermass | 18:48 | commenti